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Grazie alla sua posizione favorevole Giba è stata sin dai tempi più remoti attraversata e abitata dalle varie civiltà che si sono susseguite nella Sardegna sud-occidentale. Il territorio è stato frequentato sin da epoche neolitiche e soprattutto nuragiche: i siti più antichi sono le Domus de Janas, i vari Nuraghi e le Tombe dei Giganti. Molto interessante è il complesso nuragico di Meurra che segna i confini tra Giba, Tratalias e San Giovanni Suergiu, con annesso villaggio e Tombe dei Giganti, parzialmente distrutti dai lavori di distribuzione dell’acqua nell’invaso di Montepranu.
I
Fenici durante i loro spostamenti da Karalis
(Cagliari) verso Solki (S. Antioco) percorrevano una
strada che corrisponde all’incirca all’attuale statale
195 La Sulcitana, che tuttora attraversa l’abitato di
Giba, e i Cartaginesi con i loro
drappelli armati attraversavano il paese, provenienti
da monte Sirai e diretti verso Pani e Loriga dove
avevano costruito delle cittadelle fortificate per
controllare la viabilità principale; i romani
sfruttarono i fertili terreni per produrre grano e
cereali. In seguito alla caduta dell’impero romano la
Sardegna passò sotto il controllo prima dei
Vandali, che depredavano il territorio e
utilizzavano le coste come porti per controllare la
zona, poi dei Bizantini che non si
preoccuparono particolarmente dei problemi sociali
lasciando la popolazione abbandonata a se stessa. Giba
visse un periodo negativo e le poche famiglie che
ancora abitavano in questa zona trovando sostentamento
nella pastorizia, ebbero sostegno spirituale con
l’arrivo del vescovo, che nel 1122 dovette fuggire da
Sant’Antioco, occupata dai pirati musulmani,
soggiornando in un primo periodo presso la chiesa di
Santa Maria di Palmas (risalente all’XI°
secolo come la chiesa di Santa Marta) poi si
trasferì a Tratalias in seguito alla costruzione nel
1213 della chiesa di Santa Maria Monserrato.
Verso fa fine del I millennio
Monaci Benedettini diedero nuovi impulsi alla
comunità, insegnando nuove tecniche per lo
sfruttamento terriero e proponendosi come guide
spirituali costellando il territorio di monasteri.
Nel periodo in cui rimase interdetto il porto di Sant’Antioco venne allestito e frequentato un porto nella località di Porto Botte, il Porto Sulcitanum, dove nel 1323 approdarono gli Aragonesi con una poderosa flotta guidata dall'infante Alfonso D'Aragona, cinsero d’assedio Villa di Chiesa e Cagliari Castrum, sconfissero i Pisani e iniziarono il loro dominio sulla Sardegna che durò 400 anni. Nel censimento stilato dagli Aragonesi nel 1323 Giba contava 60 fuochi (famiglie) per un totale di circa 300 abitanti. In seguito al dominio aragonese Giba subì il dominio piemontese come il resto della Sardegna; entrò a far parte del comune di Villarios nel 1853, nel 1875 di Masainas che diventò sede municipale e infine il comune fu trasferito a Giba nel 1928.
Una parte dell'antica Giba si trova più a nord rispetto alla posizione attuale, in una zona denominata Tului che attualmente risulta nel territorio di Tratalias, dove sorgevano la chiesa di
San Giorgio, risalente all’XI°secolo, e un castello, di cui rimangono solo le documentazioni scritte. Verso la fine del 1800 alcune famiglie
cominciarono a trasferirsi nel paese attuale, in zona San Pietro, ma qualche famiglia ha continuato a vivere a Tului sino alla fine degli anni 50.
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